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Intervista a Simone Caporale per Amaro Santoni

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Un nuovo modo di bere per chi ama il gusto originale della vita. Amaro Santoni entra a far parte del mondo Velier. Un prodotto di altissima qualità che riprende una delle storiche ricette della tradizione liquoristica di Gabriello Santoni creata nel 1961 e che racchiude tutta l’essenza di Firenze e l’espressione del suo territorio, la Toscana.

La ricetta e la bottiglia si ispirano infatti alla ricchezza del patrimonio artistico e al mondo dei prodotti artigianali che trovano spazio in queste terre, così come quei fiori e quelle spezie che di Firenze sono state simbolo e cultura fin dal Rinascimento.

Alla storia e alla tradizione, Santoni unisce un’innovazione tecnica e uno spirito che guardano al futuro; queste sono le premesse che hanno dato vita alla collaborazione tra Santoni e Simone Caporale – noto volto della mixology che si occuperà di formazione e promozione del prodotto sul mercato italiano e internazionale.

In un’esclusiva intervista live guidata da Laetitia Chaillou, fondatrice di Cocktail &the City, Simone Caporale, miglior barman al mondo insieme a Stefano Santoni, hanno presentato Amaro Santoni.


Ciao Simone. Come riesci a coordinare la tua creatività con i desideri dei clienti ?

Simone: Tu, nella mente puoi avere mille cose, mille idee. Inizialmente le metti su carta così come le vedi tu, ma anche per capire come le vede una persona “estranea”. Penso ad esempio ai colori, alle texture. Se tu guardi anche solo la bottiglia di Amaro Santoni è stata anche ispirata a quello che sono le memorie visive di chi conosce l’Italia. Se pensi al duomo Santa Maria al Fiore per esempio, sono quelle immagini che usi per dare creatività ma anche aggrapparti a ciò che è già presente nella memoria della persone. E’ un esercizio pratico.

Oggi si usa la creatività come fosse sale ma bisogna saper concretizzarla, fare in modo che sia intelligente e che funzioni ma soprattutto che si capisca e che venga apprezzata. Creare per creare non serve a niente.

Sei originario di Como in Lombardia, com’è nato il tuo incontro con l’azienda Santoni?

Simone: Sono originario di Como però sono mezzo Veneto. Ho conosciuto Stefano Santoni, a Milano, in tempi non sospetti in un ufficio di un’agenzia pubblicitaria nell’ambito di un progetto per una marca di un lussuoso orologio. Lì ci conosciamo per fare delle prove di un distillato. Ti parlo di almeno 4/5 anni circa. Lui sapeva che vado pazzo per l’aperitivo di rabarbaro, e guarda caso la sua famiglia è l’azienda di Gabriello Santoni che da 60 anni produce il rabarbaro. Quindi siamo rimasti in contatto per capire come reinterpretare il rabarbaro in chiave moderna e internazionale.

Credimi Laetitia, senza rabarbaro, il sapore dell’aperitivo sarebbe differente. Con Stefano siamo rimasti costantemente in contatto mentre imparavo molte cose del Rosolio di Bergamotto. Quando poi ho avuto modo di diventare indipendente, ho deciso di mettere le mie risorse in questo progetto insieme a Stefano Santoni e Luca Missaglia per dare vita nell’imbottigliare a ciò che tu percepisci quando passeggi per Firenze. Una città dove si fonde storia, arte ed artigianalità. Poi se ci pensi, è una delle città più conosciute del mondo quindi usiamo la sua internazionalità per valorizzarne il territorio.

Benvenuto Stefano, raccontaci la storia dell’azienda Santoni

Stefano: La storia è un po’ lunga. Mio padre ha iniziato l’attività nel 1957 a Chianciano in provincia di Siena (Toscana). L’immediato dopoguerra per l’Italia fu difficile, per cui tutti si ingegnavano. Mio padre è stato fortunato. Ha iniziato il lavoro con gli infusi e le erbe per caso. Ha iniziato ad appassionarsi ed è partito con la produzione, consegnando con la vespa o la lambretta. Così è iniziata questa avventura.

I due primi prodotti importanti dell’azienda Gabriello Santoni sono stati il Rabarbaro (che venne usato come aperitivo), e poi l’Amaro di Chianciano. Entrambi i prodotti hanno una gradazione alcoolica bassissima: 16 gradi. Lavoriamo con materia prima di altissima qualità e metodi di produzione tradizionali che strizzano l’occhio al patrimonio di conoscenze e di tecniche legate all’arte fiorentina dei Medici e degli Speziali.

La nostra azienda è stata costruita con una forte impronta familiare. Sin da bambino, ho sempre giocato in mezzo agli infusi o alle attrezzature. Poi ho seguito anch’io questo percorso.

Com’è nasce Amaro Santoni ?

Stefano: Amaro Santoni nasce da un’ispirazione che ho avuto osservando la bellezza della Toscana, i suoi profumi ed i suoi colori. Ho voluto creare un amaro che ricordasse l’azienda, gli infusi naturali del rabarbaro, che si ispirasse alla tradizione, unendo innovazione tecnica con lo spirito che guarda al futuro.

Tra le botaniche caratterizzanti Santoni spiccano il rabarbaro – protagonista dei mercati fiorentini fin dal 1500 antichi – e l’iris, così importante per Firenze da diventare il simbolo stesso della città.

Simone: Una delle frasi che ci siamo detti è stata “vogliamo che ogni volta che una persona assaggia l’Amaro Santoni si senta a Firenze, che possa vivere l’esperienza fiorentina in un sorso“. Non a caso il nostro motto, che si ritrova sul tappo della bottiglia recita: “Made in italy, born in Florence“.

E’ possibile visitare l’azienda?

Stefano: Assolutamente, sì. Anzi, ti annuncio che stiamo investendo in un progetto ambizioso, quello di fare tutta la coltivazione del prodotto, con distillazione e infusione. Per cui ci sarà una vera e propria Casa Santoni.

Siamo stati un po’ rallentati per la contingenza pandemica che stiamo ad oggi tutti superando. Quindi stiamo riprendendo il progetto per poter accogliervi a casa molto presto.

Quale sono le caratteristiche del prodotto Amaro Santoni ?

Simone: Innanzitutto, vorrei precisare che Amaro Santoni è disponibile su tutto il territorio nazionale tramite il canale di distribuzione Velier, tra i migliori in Italia. Quindi è stato un gran onore essere parte del loro team di lavoro.

L’Amaro Santoni racchiude in sé il gusto dell’aperitivo italiano in chiave moderna, delicato, senza eccessi di zuccheri, né troppo amaro. Per questo motivo lo chiamiamo un dolce amaro. Al naso si sente quel raffinato rabarbaro insieme a questo bouquet floreale che arriva da Firenze.

Ad esempio, prendiamo le foglie dell’ulivo che assorbono tutto il sole della Toscana in un anno, poi vengono macerate e distillate. Quindi abbiamo in bottiglia tutta l’energia solare della Toscana. Abbiamo anche l’alloro dentro, quindi come vedi tutto è collegato a Firenze e i suoi dintorni, con gli elementi simbolici e floreali. L’Amaro Santoni è quindi realizzato esclusivamente con l’infusione di ingredienti naturali.

Per non parlare del colore dell’amaro, un rosso corale che ricorda i mattoni della cupola del duomo di Firenze. Ma è anche ottenuto grazie alla presenza del karkadè, un fiore molto presente nei casali della Toscana. Inoltre c’è una lieve acidità, che non tutti gli amari possiedono.

Quale sono le erbe principali del prodotto?

Simone: Puoi trovare il rabarbaro, alloro, foglie d’ulivo, giglio, un tocco di menta

Stefano: Le erbe sono tante (34). Quello che vorrei sottolineare è che il nostro rabarbaro è molto particolare. Si usano le radici di rabarbaro di 4 anni.

In cosa consiste la filosofia di Amaro Santoni ?

Stefano: il discorso della produzione è legato al rispetto delle persone che lavorano con la nostra azienda. Crediamo fortemente nel rapporto con le persone.

Vorrei ringraziare una persona molto cara all’azienda, Andrea. E’ un ragazzo molto giovane che custodisce segretamente la ricetta di famiglia e segue attentamente tutta la procedura degli infusi, l’arrivo del prodotto e la sua lavorazione.

Per noi alla base di tutto c’è il rapporto umano che è da sempre vincente. Dopodiché si può pensare di sviluppare gli affari. Quindi la filosofia di Amaro Santoni si basa sulla famiglia e il rapporto con i collaboratori, e i fornitori.

Un aneddoto meraviglioso. Uno dei nostri fornitori attuali ha iniziato al lavorare con mio padre nel 1957. Questa persona ha oggi più di 90 anni. Non lo abbiamo mai incontrato fisicamente. E’ un rapporto esclusivamente telefonico, di grande stima e fiducia che si è sviluppato e mantenuto negli anni.

Amaro Santoni è un prodotto ispirato a una delle ricette più intime di Gabriello Santoni. Quanto è importante aver mantenuto quel legame con la tradizione ?

Simone: La tradizione non significa che deve rimanere immutato nel tempo, anzi ciò che oggi è considerato tradizionale è qualcosa che è sempre stato in grado di adattarsi nel tempo assecondando le richieste del pubblico. Non si toglie qualcosa di vecchio per mettere qualcosa di nuovo, si aggiunge, e si costruisce attorno.

Per cui, il prodotto Amaro Santoni inizia dalla conoscenza dell’uso del rabarbaro. Però se si compara questo liquido con un rabarbaro tradizionale, diciamo che i due hanno poco in comune, anche visivamente. Quindi tutto è basato sulla conoscenza e la tradizione del sapore dell’aperitivo italiano. Ma ci abbiamo messo una sfaccettatura più giovanile, fresca, più “democratica” per il palato.

Stefano: Infatti, abbiamo voluto mantenere il concetto di amaro proprio perché l’amaro è un nome italiano, esclusivo. Però abbiamo stravolto il classico rabarbaro per dare un’impronta più fresca. L’Amaro Santoni è il fiore all’occhiello dell’azienda.

In che modo il territorio influenza sul prodotto?

Stefano: Maggior parte del prodotto è strettamente legata al territorio. La storia ci ha insegnato che la famiglia Medici comprava le erbe e le piante medicinali di cui aveva bisogno direttamente a Siena. Per cui il nostro territorio ha respirato fin dagli anni antichi questa arte, questo modo di utilizzare le erbe.

Il packaging è molto bello. E stato pensato anche per la commercializzazione ?

Simone: Nell’acquisto di un prodotto, l’occhio vuole la sua parte. Giudichiamo visivamente, osserviamo i dettagli, dopodiché lo assaggiamo. Quindi è fondamentale immedesimarmi negli occhi di un cliente, di una persona che entra in un’enoteca e vede un prodotto italiano che gli ricorda Firenze.

Stavamo camminando nel centro di Firenze, abbiamo notato il giglio, il Dante con la corona di alloro, osservato le terrazze per l’aperitivo. Abbiamo alzato lo sguardo verso il Duomo è abbiamo realizzato che il concept Amaro Santoni era a portata di mano. Non abbiamo avuto bisogno di pensare a nulla. Questa è una cosa bella.

Come può essere proposto l’amaro Santoni in miscelazione ?

Simone: Questo dolce Amaro Santoni funzionerebbe con tutte le varianti o cocktail che hanno nel DNA il negroni, il vermouth. La leggerezza dell’amaro Santoni funzionerebbe molto bene anche con un cocktail a base di mezcal, di tequila con queste note molto verdi dell’agave. Si pensi ad un classico cocktail Rosita, per non parlare di cocktail affumicati a base di pompelmo rosa, con un sour, o un gimlet. Abbiamo pensato che questo liquido potesse funzionare a 360 gradi con tutta la creatività di un professionista dietro al bar.

Nonché anche a casa. Questo cocktail è perfetto come after-dinner perché puoi versarlo direttamente nel bicchiere con ghiaccio. Dopo un minuto lo puoi degustare senza sforzi, come quando si passeggia per la città fiorentina, effortless.

Questa semplicità che in Italia si chiama sprezzatura, ovvero la capacità di fare le cose senza dargli un peso, in leggerezza, è una piccola arte, un privilegio. Non tutte le culture nel mondo hanno questa sprezzatura quindi è giusto che la introduciamo in un prodotto realizzato in Italia.

Grazie Simone & Stefano.